Una versione castigliana cinquecentesca del carme «Ad Lydiam»

Paolo Pintacuda

Abstract


Il lavoro studia e offre per la prima volta in edizione critica l’unica traduzione castigliana conosciuta del carme amoroso latino Lydia bella puella candida, opera di un umanista medievale che godette di discreta diffusione nei secoli XV-XVI. Il volgarizzamento, trasmesso dal solo codice manoscritto 263 della Biblioteca Classense di Ravenna del 1589, venne condotto nella seconda metà del Cinquecento da un anonimo poeta, che non dimostra velleità competitive con il modello di partenza, e nemmeno intenzioni divulgative; il suo poemetto, piuttosto, rappresenta un interessante esperimento di trasposizione di un componimento noto, stimolante fondamentalmente per il tema erotico. L’esame del testo, oltre a confrontarsi con il problema di stabilire la lezione latina soggiacente, offre spunti di riflessione sulla lingua castigliana del secondo Rinascimento e sulle differenze tra la poesia erotica latina e la sua resa in volgare.


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