UNO, QUALCUNO E CENTOMILA. LO STUDENTE SORDO NELLA SCUOLA DI TUTTI

ROSANNA AVELLO

Abstract


Si è soliti indicare la sordità come un handicap invisibile sia perché non è sempliceindividuarla nelle persone che normalmente si incontrano per strada, sia perché spessonon si relaziona il non sentire con le difficoltà che quelle persone incontrano nell’approccio con la lingua italiana parlata e scritta. Nell’immaginario comune, inoltre, lasordità è strettamente connessa a pregiudizi. Dal testo L’Assistente alla comunicazioneper l’alunno sordo (Bosi, Maragna, Tomassini (2007) si evince come uno dei pregiudizipiù diffusi sia che uno studente sordo non possa essere in grado di ottenere gli stessirisultati dei suoi coetanei udenti; per fugare ogni dubbio, consigliano le autrici,basterebbe pensare che le difficoltà di un sordo riguardano più l’ambito comunicativoche quello intellettivo. Una volta stabilita una forma di comunicazione, dunque, lostudente sordo è capace di mostrare le proprie abilità e potenzialità sia che si rispetti ilprogramma scolastico, sia che se ne segua uno differenziato.Una figura in grado di permettere allo studente sordo di abbattere le barrierecomunicative nella scuola e al di fuori, è l’assistente alla comunicazione, figuraprevista dalla legge 104/92, Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e idiritti delle persone disabili, che garantisce il diritto all’istruzione e all’educazione deidisabili di ogni ordine e grado scolastico e che, all’art. 13, per le persone sorde,impartisce l’obbligo degli enti locali a fornire l’assistenza per l’autonomia e lacomunicazione grazie a personale specializzato, tra cui proprio l’assistente allacomunicazione.Tra i metodi utilizzati dall’assistente alla comunicazione troviamo la Lingua deiSegni Italiana (L.I.S.), se lo studente è sordo segnante o la ripetizione labiale, se lafamiglia dello studente richiede espressamente il metodo oralista. Grazie a questi e adaltri metodi, l’assistente è in grado di mettere l’alunno in condizioni di imparare ascrivere la lingua italiana, collaborando con l’insegnante di sostegno e trovandoinsieme un metodo adatto ad affrontare le sue difficoltà di apprendimento.E’ stato dimostrato che il contesto socio – familiare in cui lo studente sordo vivepuò influire, positivamente o negativamente, sul suo rendimento scolastico, sul suocomportamento a scuola e sull’ integrazione con i compagni. Un esempio di influenzanegativa è dato da una persona che vive isolata rispetto ai coetanei e non è in grado diconfrontarsi né con persone udenti, né con altri sordi. Si dovrà, quindi, tener conto ditutti questi fattori per poter operare al meglio nell’ambito scolastico, andando acolmare le lacune dello studente, arrivando così a valutare periodicamente il lavoroche ha svolto. Tra le procedure di verifica vi sono quelle più diffuse come il cloze test,detto anche cloze procedure, tecnica di analisi proposta dal giornalista Wilson L.Taylor nel 1953, che lo descrisse come un metodo di misurazione della leggibilità(readability) dei testi, fino alle tecniche più moderne e ancora in via di sperimentazionecome la cosiddetta logogenia.

Parole chiave


sordità; comunicazione; apprendimento; programmazione; istruzione

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DOI: https://doi.org/10.3299/sdg.v4i1.1-19

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