EVOLUZIONE STORICA DELL’EDUCAZIONE DEI SORDI

COSIMA RUSCIANO

Abstract


Nell’antichità non vi era consapevolezza del legame fra sordità e mutismo.In tutta Europa i sordi non godevano di alcun diritto perché considerati persone conproblemi mentali.Solo con l’avvento dell’ Umanesimo e del concetto di uomo nuovo in cerca di riscatto edignità attraverso la cultura, si constata un effetto benefico anche nel campodell’educazione dei sordi.Le prime notizie sulla loro educazione arrivano dalla Spagna.Padre Ponce de Leon insegnò a leggere, scrivere e far di conto a tre fratelli sordi nobili diCastiglia.De L’Epée Carlo Michele, primo grande educatore dei sordi, adottò il metodo “mimicogestuale”ma non trascurò l’importanza della parola parlata, favorendo lo sviluppointellettivo dei sordi che frequentarono la sua scuola.In Italia, inizialmente, si utilizzò il metodo gestuale grazie all’abate Silvestri che seguì lelinee del metodo de L’Epée: si istruivano gli allievi nell’articolazione, nella lettura labiale,ma con il supporto gestuale come mezzo primario di comunicazione.Successivamente, intorno al 1880, emerge la figura di Filippo Smaldone vero specialistanell'educazione dei sordi, tanto che stese programmi e progetti educativi, linee di metodo edi didattica, esaltando il metodo orale labiale.Alla fine del secolo scorso con le leggi 517/77 e la più recente 104/92 si è avuta una inizialevera e propria integrazione dei sordi nel mondo degli udenti.

Parole chiave


emarginazione; educatori; metodo mimico-gestuale; metodo orale; istruzione

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DOI: https://doi.org/10.3299/sdg.v4i1.230-247

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