Minoranze linguistiche: la comunità Arbëresh

Luigia Di Cosola

Abstract


L'intensificazione dei flussi migratori e il fenomeno della globalizzazione hanno creato una realtà interconnessa, dinamica e multietnica. Negli Stati più sviluppati in termini di economia e tasso di occupazione, le società odierne sono disomogenee in quanto sono sempre più multiculturali e caratterizzate da gruppi minoritari.

Nell’alveo dei diritti fondamentali, la tutela dei diritti delle minoranze è certamente rilevante e attuale, ed è, inoltre, un problema che richiede la consapevolezza di dover difendere le identità e le diversità per la costruzione di società democratiche e pluraliste.

A tal riguardo, si possono esperire riflessioni non solo giuridiche, ma anche storiche, sociologiche e geografiche. Basti ricordare che l'Italia è certamente un unicum nel panorama internazionale per la ricchezza del suo patrimonio socio-culturale.  A prova di ciò, le statistiche pubblicate dal Ministero dell'Interno mostrano che circa il 5% della popolazione italiana ha, come lingua madre, un idioma diverso dall'italiano.

Ricostruendo il sistema delle fonti che tutelano i diritti linguistici delle minoranze, il presente contributo analizza le forme di tutela in sede processuale. Così come confermato da granitica giurisprudenza, il riconoscimento del diritto ad utilizzare la propria lingua dinanzi alle autorità giudiziarie ha quale substrato normativo il diritto costituzionale alla difesa e al giusto processo. L’art. 24 Cost. italiana, infatti, prevede la possibilità di utilizzare una lingua diversa dalla lingua italiana nei procedimenti giudiziari.

Altresì, si offre una breve disamina degli strumenti normativi per la protezione dei diritti de quo, tenendo conto sia della normativa dell'UE, sia di quelle nazionali, a partire dalla Carta costituzionale e proseguendo poi con la legge n.482 del 1999.

Quest'ultima identifica le minoranze linguistiche storiche e ufficiali, comprese le popolazioni albanesi radicate in diverse regioni italiane tra cui Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia.   Gli arbëreshë parlano l’arbërisht, antica variante del tosco, dialetto albanese parlato nel sud dell’Albania e appartenente al gruppo delle lingue indoeuropee. Tali comunità sono un grande esempio di integrazione che dura ormai da secoli, testimoniando lo stretto legame storico tra l’Italia e l’Albania.
In vero, significativi sono gli insediamenti albanesi in Puglia presenti in alcune zone del Tarantino che formavano la cosiddetta Albania Tarantina (Salentina, secondo altri), quasi una sorta di entità territoriale omogenea per lingua, tradizione, costumi e fede religiosa.
In merito al numero reale di italiani-albanesi non ci sono dati attendibili. Gli ultimi dati statisticamente certi sono quelli del censimento del 1997, che mostra una popolazione di 197.000 persone, anche se nel 1998 il ministero dell'Interno ha stimato la minoranza albanese in Italia in un numero di 98.000 individui. Al di là dei numeri, le identità culturali non sono mai statiche, ma si evolvono nel tempo custodendo un senso di appartenenza ad un gruppo che si mantiene costante nonostante i cambiamenti. E questo senso di appartenenza è quello che resta agli Arbëresh di oggi, in un mondo globalizzato ed interconnesso.


Parole chiave


pluralismo; comunità Arbëresh; minoranze linguistiche; Albania; libertà e diritti; diritto di difesa; diritti fondamentali

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DOI: https://doi.org/10.15162/2612-6583/1189

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