Il ritorno del Leviatano? Fantasmi digitali e Corpo politico
DOI:
https://doi.org/10.15162/1827-5133/2231Keywords:
Desiderio, Violenza, Ordine, Sacrificio, Social network, Desire, Violence, Order, Sacrifice, Social NetworksAbstract
Negli ultimi anni i social network hanno trasformato il modo di comunicare, informarsi ed interagire con il mondo. L’accesso ad un’enorme quantità di informazioni ha reso questi spazi un’arma a doppio taglio: se da un lato offrono opportunità di partecipazione al dibattito pubblico, dall’altro espongono gli utenti a fenomeni come la disinformazione e la polarizzazione delle opinioni. L’elettore rischia così di trasformarsi in un fantasma digitale, un’entità che lascia tracce della propria presenza, ma che viene manipolata per la sua scarsa capacità di autodeterminazione. Circondato da influencer, immerso in un flusso di dati contraddittori che non riesce a gestire, il fantasma digitale cerca una incarnazione, qualcosa che lo sottragga alla pressione di modelli troppo perfetti. La domanda che dobbiamo porci è se tutto questo favorisca la rinascita di regimi autoritari, se la frammentazione delle esistenze all’interno di spazi sociali in cui verità e verosimile si scambiano di posto spinga i cittadini verso forme di populismo digitale il cui fine ultimo è quello di azzerare la complessità e le differenze.
In recent years, social networks have profoundly reshaped the modalities of communication, information and social interaction. The unprecedented accessibility of vast quantities of information has rendered these digital environments a double-edged sword: while they facilitate engagement in public discourse, they expose users to systemic phenomena such as misinformation and the polarization of opinions. Within this framework, the political subject risks being reduced to a “digital phantom” — a presence that leaves traces of its existence yet remains susceptible to manipulation due to its diminished capacity for autonomous critical reflection. Immersed in a continuous flux of contradictory data and surrounded by opinion leaders and algorithmic influences, this digital phantom seeks a form of embodiment — an anchor that might mitigate the destabilizing effects of hyper-mediated realities and idealized social models. A fundamental question thus arises: does this epistemic and social fragmentation contribute to the resurgence of authoritarian tendencies? Does the increasing conflation of truth and plausibility within digital spaces encourage forms of algorithmic populism that ultimately aim to eliminate complexity and eradicate difference?
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